"-Marcello - listen, I saw you have a great Morandi. .Steiner - Ah, yes: he is the painter I love the most. Objects are immersed in a dreamlike light, right? Yet they are painted with a detachment, a precision, a rigor that make them almost tangible. It can be said that it is an art where nothing happens by chance".
In the creation of his Nature Morte, Morandi combines poor and functional objects -vases, bottles, containers- emblematic of a domestic life, transforming them into a motionless and solemn forest of forms. Like a conductor, Morandi coordinates the objects in an orderly and skilful way, giving the canvas and its observers a pleasant and jovial show. We are carried away by Morandi’s "ballet" of objects, into a placid and contemplative dimension, made up of well thought chords, always in dialogue with each other. Natura Morta of 1948 is a Marvelous example where a small cup and bottles of different shapes are placed on a round table. The iteration of the subject, flanked by the variation of the composition, define Morandi’s grandeur by making his works always original. The leitmotif for the choice of the objects collides and harmonizes with the variations, often marginal, of the intensity of light and color. The neutral colors used by the artist in this work make everything homogeneous, with the luminous central bottle which dialogues with the color of the background, detaching itself from the brown of the objects that surround it.
"I believe that nothing can be more abstract, more unrealistic, than what we see," says Morandi, "we know that everything we can see of the objective world, as human beings, never really is as we see and understand it. Nature exists, but doesn’t have an intrinsic meaning of its own, but the meanings we bestow to it" (quoted in Dialogues on Art, Santa Barbara, 1960, pp. 48 and 51). This compelling dichotomy between reality and abstraction emerges in Morandi’s paintings with a discreet but seductive poetic, inspired by nature and which transcends the genre of still lifes to become a symphonic vision of colors and light. Space, light and color seal the final state of things and make the canvas eternal and ethereal. Giorgio Morandi still teaches us today how the repetition of the same simple motif can be the herald of an always new and emotional interpretative depth.
In the creation of his Nature Morte, Morandi refers to the Italian art of the early Renaissance, drawing inspiration from it but analyzing it with new eyes, with the awareness of the importance of tradition and at the same t.mes of the regional aspects of its cultural heritage. Among the fundamental sources of inspiration for the artist we cannot but.mes ntion Paul Cézanne, who offers the artist the opportunity to reflect intensely on the world and on a very personal way of perceiving the reality that surrounds him. This encourages Morandi to discover the simple geometry of mundane objects, arranged with the calculated precision of a classical composition, while the way they are painted establishes their presence as self-sufficient forms in space.
“-Marcello – Senti, ho visto che hai un magnifico Morandi. -Steiner – Ah, si: è il pittore che amo di più. Gli oggetti sono immersi in una luce da sogno eh? Eppure sono dipinti con uno stacco, una precisione, un rigore che li rendono quasi tangibili. Si può dire che è un’arte in cui niente accade per caso.”
Nella creazione delle sue Nature Morte Morandi accosta oggetti poveri e funzionali -vasi, bottiglie, contenitori- emblematici di una vita domestica, trasformandoli in una immobile e solenne foresta di forme. Come un direttore d’orchestra, Morandi coordina gli oggetti in modo ordinato e sapiente, donando alla tela e ai suoi spettatori uno spettacolo piacevole e gioviale. Il “balletto” degli oggetti di Morandi ci trasporta in una dimensione placida e contemplativa, fatta di accordi ragionati e sempre in dialogo fra di loro. Splendido esempio è Natura Morta del 1948, dove vengono accostate una piccola coppa e delle bottiglie di diverse forme su un tavolino rotondo. L’iterazione del soggetto, affiancata dalla variazione della composizione, definiscono la grandiosità di Morandi e rendono le sue opere sempre originali. Il leitmotiv a livello della scelta degli oggetti si scontra e si incontra con le variazioni, spesso marginali, di intensità di luce e colore. I colori neutri usati dall’artista in quest’opera rendono il tutto omogeneo, con la luminosa bottiglia centrale che ragiona con il colore dello sfondo, distaccandosi dai marroni degli oggetti che la circondano.
“Io credo che niente possa essere più astratto, più irrealistico, di quello che vediamo” dice Morandi, “sappiamo che tutto quello che possiamo vedere del mondo oggettivo, come esseri umani, non esiste mai davvero come noi lo vediamo e lo comprendiamo. La natura esiste, ma non ha un significato intrinseco proprio, quanto i significati che attribuiamo ad essa” (citato in Dialoghi sull’Arte, Santa Barbara, 1960, pp. 48 e 51). Questa trascinante dicotomia tra realtà e astrazione emerge nei dipinti di Morandi con una discreta ma seducente poetica, ispirata dalla natura e che va a trascendere il genere delle nature morte fino a diventare una visione sinfonica di colori e luce. Spazio, luce e colore suggellano lo stato definitivo delle cose e rendono la tela eterna ed eterea. Giorgio Morandi ci insegna ancora oggi come la ripetizione dello stesso semplice motivo possa essere portatrice di una profondità interpretativa sempre nuova ed emozionale.
Nella creazione delle sue Nature Morte, Morandi fa riferimento all’arte Italiana del primo Rinascimento, ispirandosi ad essa ma analizzandola con occhi nuovi, con la consapevolezza dell’importanza della tradizione e altresì degli aspetti regionali del suo patrimonio culturale. Tra le fonti di ispirazione fondamentali per l’artista non si può non citare Paul Cézanne, che offre all’artista la possibilità di riflettere intensamente sul mondo e su un modo molto personale di vedere la realtà che lo circonda. Questo incoraggia Morandi a scoprire la semplice geometria degli oggetti mondani, disposti con la precisione calcolata di una composizione classica, mentreil modo in cui sono dipinti stabilisce la loro presenza come forme autosufficienti nello spazio.